Giardino terapeutico

Verrà tempo che questa pianticella estenderà le sue radici in tutto il mondo.
San Camillo de Lellis

Ordine, armonia, bellezza. E poi colori, profumi, emozioni. Sono molte le sensazioni suscitate dal giardino terapeutico dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Ospedale San Camillo del Lido di Venezia. Si tratta di una novità assoluta nel panorama della sanità italiana; è infatti il primo giardino terapeutico in Italia pensato specificamente per i pazienti ricoverati in neuroriabilitazione.

Gli ospiti ricoverati nella struttura vi svolgono l’attività di garden therapy, all’interno del percorso di terapia occupazionale, accompagnati dai medici e dagli operatori dell’ospedale. Il giardino è infatti accessibile ai pazienti in carrozzina o con disabilità fisiche, i quali, grazie a speciali vasche per giardinaggio create appositamente, possono partecipare attivamente alla semina, alla cura delle piante e alla raccolta dei frutti.

Non si tratta però solamente di un’attività di tipo fisico. Il vantaggio maggiore deriva infatti dal contatto con una varietà di piante e fiori scelti accuratamente per stimolare la vista, l’olfatto, il tatto, risvegliando perciò i sensi e con essi i ricordi e le emozioni. Il giardino va quindi a stimolare le vie del benessere, permettendo al paziente di entrare in equilibrio con la natura e con i suoi ritmi, con ripercussioni positive sulle terapie che vengono prestate nei reparti dell’ospedale.

Il progetto è stato donato da Paolo Sgaravatti, architetto paesaggista, e da Benedetta Piccolomini, entrambi Ambasciatori della Fondazione di Ricerca in Neuroriabilitazione San Camillo Onlus, per approfondire clicca qui.

Responsabili: Francesca Meneghello e Vanessa Marino

Per contattare il team che si occupa del giardino terapeutico, scrivi a: giardino.terapeutico@ospedalesancamillo.net.

Cos’è?

Un giardino è “terapeutico” nella misura in cui è in grado di stimolare un’interazione proficua ed efficace con il paziente, attraverso le sue modalità sensoriali e percettive.

La convinzione che di fronte alla natura è difficile rimanere indifferenti perché, parti di essa, le nostre cellule vibrano in consonanza a quelle dell’ambiente in cui viviamo, ci spinge ad esplorare nuove formule comunicative che riescano a recuperare un’armonia fisica e psichica al di là delle parole.

Un giardino terapeutico è il luogo, l’altro luogo, in cui si tenta di recuperare una relazione umana con il paziente, attraverso il muro della sofferenza – silenzio.

È un parlare altro, un terreno sano e stimolante in cui speriamo di veder germogliare un nuovo senso di appartenenza al mondo e di consapevolezza del proprio esserci.

La natura ci parla in modi sottili e vibrazionali che agiscono sotto la soglia della coscienza, toccandoci profondamente dal di dentro.

Il nostro impegno, come team che si occupa della salute del paziente, e complementarmente dell’armonia dell’ambiente, è quello di impiegare le potenti risorse energetiche, spirituali e comunicative delle piante, fiori e della loro disposizione nell’insieme al fine di sviluppare un nuovo contatto con l’essere umano sofferente e temporaneamente isolato ed aiutarlo a recuperare un rapporto salutare e benefico con la realtà di ogni giorno.

Un giardino per i sensi:

Lavorare la terra, scioglierla e alleggerirla, è come trasformare la mente…
Pia Pera

Numerosi sono gli studi e le ricerche che hanno come oggetto il “giardino terapeutico” o “healing garden”.

Diversi sono anche gli approcci al giardino terapeutico che richiede normalmente un vasto team di professionisti in più campi.

Gli Healing Garden sono luoghi naturali di stimolazione fisica e mentale e come tali, sono studiati per apportare il massimo della ricchezza sensoriale possibile.

La vista è il senso che domina la maggior parte delle esperienze sensitive, ma a volte, è sufficiente chiudere gli occhi e disporsi in modalità recettiva per accorgersi che altri sensi offrono altre ricche connessioni.

Cromoterapia e Aromaterapia sono oramai due approcci molto utili e strategici per costruire ed ordinare sollecitazioni sensoriali a fini terapeutici, ma anche “udito” e “tatto” possono rivestire un ruolo molto importante nello spazio naturale del giardino.

Le attività:

Garden Therapy, Healing Gardens, Horticultural Therapy, Bioenergetic Landscape sono alcuni termini usati all’estero per indicare l’utilizzo di spazi aperti per il miglioramento psico-fisico di malati gravi.

Nella pubblicazione “Healing Gardens”, Marcus e Barnes (1999) identificano tre aspetti del processo di miglioramento per spiegare come un giardino può produrre benefici:

  1. sollievo dai sintomi fisici o consapevolezza dei quei sintomi;
  2. riduzione dello stress;
  3. miglioramento in tutti i sensi del benessere: in Italia solo da pochi anni si è iniziato a studiare e curare tramite il giardino come luogo di ricongiungimento dei malati con il mondo esterno. Con il giardino terapeutico dell’IRCCS Ospedale San Camillo si vuole andare oltre e iniziare, per la prima volta, la ricerca scientifica sulle diverse e molteplici influenze benefiche delle piante sui sintomi e sullo stato psichico dei pazienti dell’ospedale.

La ricerca si svolge in tre diverse direzioni:

  1. potere bioenergetico delle piante adulte;
  2. effetti del cromatismo, del profumo e della tattilità degli arbusti;
  3. effetti dell’attività di giardinaggio e orticoltura.

Il parco quindi si compone di tre aree distinte:

  • Giardino bioenergetico – Pazienti non autosufficienti
  • Giardino del colore, del profumo e del tatto – Pazienti con limitate capacità motorie
  • Giardino-orto serra-laboratorio – Pazienti autosufficienti

L’idea progettuale ha previsto di rispettare la natura esistente, in particolare gli alberi, inserendo percorsi “paesaggistici” dedicati al primo contatto con la natura e mettendo in forte evidenza l’aspetto estetico del giardino: il bello produce benessere.
Altri sentieri portano alle “stanze” del colore, del profumo e del tattile: una serie di spazi conclusi collegati tra loro da pergole naturali con piante rampicanti.

E’ presente l’acqua come elemento visivo e sonoro; particolari strumenti musicali vengono suonati dal vento.

La serra ospita un laboratorio per i lavori di coltivazione anche nelle stagioni fredde e uno spazio per le lezioni pratiche di lavorazione sulle piante in vaso. Il riscaldamento sarà studiato con pannelli solari.

Infine l’orto “sopraelevato” permette ai disabili di coltivare e raccogliere gli ortaggi con facilità.

E’ importante abbinare la promozione di una serie d’iniziative didattiche e culturali per creare sempre maggior interesse tra i pazienti, anche stimolando in loro il desiderio di mantenere parte del parco con una gestione facilitata.

Puoi seguire le attività del giardino terapeutico dell’IRCCS Ospedale San Camillo sulla pagina Facebook:

Come aiutarci:

Puoi aiutare i progetti del giardino terapeutico con una donazione.

Puoi donare una somma di denaro di qualsiasi entità, a fronte della quale verrà emessa una ricevuta valida per la detrazione dalla propria dichiarazione dei redditi.
Per ottenere la ricevuta è importante inserire chiaramente i propri dati con l’indirizzo esatto dove inviarla.

Per le donazioni online è stato attivato il pagamento sicuro PAYPAL disponibile in questa pagina.

Grazie alla piattaforma sicura di Paypal, da oggi, puoi fare la tua donazione anche online.

Coordinate bancarie:

FONDAZIONE DI RICERCA IN NEURORIABILITAZIONE SAN CAMILLO ONLUS

VIA ALBERONI, 70 – 30126 VENEZIA LIDO – VE

BANCA PROSSIMA – Agenzia di Milano
Presidio Commerciale – Venezia San Marco
C/C Bancario 1000/11657
IBAN: IT37 W033 5901 6001 0000 0011 657
BIC: BCITITMX

Causale del versamento: UN GIARDINO PER RIVIVERE

Locandine di iniziative ed eventi

il progetto:

Il progetto è stato donato da Paolo Sgaravatti, architetto paesaggista, e da Benedetta Piccolomini, entrambi Ambasciatori della Fondazione di Ricerca in Neuroriabilitazione San Camillo Onlus.

Paolo Sgravatti

Paolo Sgravatti

Architetto Paesaggista

Paolo Sgaravatti si forma al Thames Polytechnic di Londra frequentando il corso di Landscape Architecture di quattro anni (1970-1974).

Nello stesso periodo lavora come disegnatore-praticante in affermati studi professionali di Londra: quello di Preben Jacobsen e poi di Michael Lancaster.

Socio dal 1974 del Landscape Institute (l’Associazione inglese di Architettura del Paesaggio) ha occasione di conoscere o collaborare con i maggiori esponenti del paesaggismo anglosassone, tra questi Timothy Cokran, Geoffrey e Susan Jellicoe.

Con i colleghi di corso John Moreland, David Stevens e Arabella Lenox Boyd, oggi noti paesaggisti, costituisce un gruppo di lavoro con sede a Londra.

Rientrato in Italia, nel 1976, apre lo studio a Padova trasferendo le esperienze acquisite all’estero e adattando il disegno anglosassone al gusto formale mediterraneo.

Da allora si occupa di riqualificazione del paesaggio, restauro di giardini storici, progettazione di giardini privati, di parchi e giardini urbani, di verde sportivo ed arredo urbano.

In collaborazione con alcuni colleghi italiani, ricostituisce l’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio (A.I.A.P.P.) di cui coprirà, negli anni, diverse cariche sociali:

Partecipa a numerosi convegni in qualità di relatore, collabora con riviste specializzate e fa parte del gruppo di Studio dei Giardini Storici dell’Università di Padova.

Viene invitato a tenere dei corsi di paesaggistica dall’Università di Venezia, dipartimento di Urbanistica, dall’ISAD (Istituto Superiore di Architettura e Design) di Milano, dall’AGFOL di Mestre e da altri Istituti.

Nel 1990 sviluppa un programma informatico Green Select per la selezione e la ricerca delle piante ornamentali disponibili sul mercato nazionale e, successivamente, un programma per la gestione botanica ed economica dei Parchi Storici.

Pubblica un volume sui giardini triestini “Trieste, i nostri giardini” edito dalla Vianello Libri.

Sito Internet: www.sgaravatti.it

Benedetta Piccolomini

Benedetta Piccolomini

Garden Designer

Benedetta Piccolomini, Garden Designer, ha progettato molti giardini nel Nord d’Italia, dedicando grande attenzione all’aspetto biologico grazie alla grande esperienza acquisita nel settore dell’agricoltura biodinamica.

Èinoltre curatrice di molte mostre di rose antiche, di cui è grande conoscitrice e collezionista.

Ha riportato all’antico lustro il Parco del Castello di Cordovado, dove risiede.